Perugia tra memoria e futuro: Gli spazi ritrovati della giustizia e della comunità

ITA

Perugia, capoluogo di impianto collinare a raggiera della verde Umbria, è caratterizzata da una conformazione urbana fortemente condizionata dalla morfologia del territorio. Il nome Perugia deriva secondo alcuni studiosi da un possibile, antico, insediamento umbro d’altura: in questo caso l'etimologia risalirebbe alla radice indoeuropea per-roudja, che significa "rossastra". Questo termine fa riferimento all'antica usanza degli Umbri di rivestire le palizzate in legno delle loro fortificazioni con l'argilla locale, che risultava appunto di colore rosso.

Fu rifondata dagli Etruschi nel VI secolo a.C., come vera e propria città, col probabile nome di *persia, latinizzato poi in Perusia in seguito al passaggio, graduale, dall'età ellenistica a quella augustea, sotto Roma: all'interno di tale periodo si collocano ampi tratti murari o porte monumentali, come quella Marsia o l'arco noto come etrusco o di Augusto.

Dalla dominazione romana allo sviluppo medievale e rinascimentale, sede del papato per oltre tre secoli, Perugia conserva nella sua struttura e nel suo tessuto urbano tracce della stratificazione di epoche diverse che si sovrappongono e dialogano tra loro, delineando un equilibrio tra memoria e contemporaneità. Il centro storico sorge su un'acropoli, è organizzato su crinali dominanti e rappresenta il nucleo identitario della città, caratterizzato da un tessuto compatto, dalla cinta muraria e da rilevanti monumenti di valore storico-architettonico.

Il 26 giugno 2026 è stato firmato il Piano Città degli Immobili Pubblici di Perugia nella sala conferenze della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria, ex Refettorio del Monastero di Santa Caterina del XVI secolo, luogo di stratificazione di funzioni e storie al pari dell’intero centro storico della città di Perugia. Il Piano è lo strumento adottato dall’Agenzia del demanio con l’obiettivo di valorizzare e finalizzare il patrimonio e gli spazi pubblici della città, promuovendo interventi di rifunzionalizzazione e riqualificazione del centro storico e dei principali poli, d’intesa con il Comune e coinvolgendo le amministrazioni interessate per i singoli interventi. In questo contesto, assume un significato chiave il processo di trasformazione del complesso delle Ex Carceri di Perugia, situate proprio ai piedi dell’acropoli, al centro di una collaborazione tra l’Agenzia del demanio, il Ministero della Giustizia, il Comune di Perugia, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria e il Politecnico di Milano, che ha collaborato nella predisposizione del documento di indirizzo alla progettazione e nella visione del nuovo polo giudiziario. Un intervento di particolare rilevanza è la creazione di una Cittadella della Giustizia che prevede un investimento di circa 150 milioni di euro, in cofinanziamento tra il Ministero della Giustizia e l’Agenzia del demanio.  È l’occasione di una rigenerazione più ampia con la riorganizzazione di piazze e assi urbani strategici - tra cui la riprogettazione di Piazza Partigiani come nuovo accesso urbano e nodo di connessione e gli interventi sulla testata monumentale della Rocca Paolina - in un unico disegno volto a mettere in relazione luoghi, funzioni e persone.

L’ex complesso carcerario è costituito da tre distinti compendi (Ex Carcere Maschile, Ex Carcere Femminile e Padiglione Paradiso) che, nel tempo, sono stati collegati per favorire la loro funzione in un’ottica di unitarietà. L’Ex Carcere Maschile - progettato da Giuseppe Polani e oggi ripensato e rilanciato nella contemporaneità dall’architetto Mario Botta – fu costruito subito dopo l’unità d’Italia proprio per le funzioni detentive, secondo il modello panottico proposto dal filosofo Jeremy Bentham e adottato agli inizi del 1800 negli Stati Uniti, impostato sul modello a sei bracci, per favorire il controllo e l’isolamento del detenuto in un’ottica punitiva, racchiuso da una cinta muraria priva di varchi e provvisto di un camminamento di ronda per la sorveglianza. Nella sua nuova destinazione le mura verranno aperte per un dialogo con la città.

Accanto, l’Ex Carcere Femminile, il cui recupero e l’avvio del cantiere è stato inaugurato oggi, racconta una storia ancora più stratificata di straordinario valore storico e identitario. Fondato nel 1562 come Monastero delle Convertite, era destinato ad accogliere le donne che avevano lasciato la prostituzione e si trovavano in condizioni di indigenza. Trasformato poi in istituto penitenziario durante l’ultimo periodo dello Stato Pontificio tra il 1846 e il 1860, conserva nella sua architettura le tracce di questa evoluzione, tra corti interne, spazi di clausura e ambienti di pregio. Dal 2005 l’edificio ha soppresso le funzioni carcerarie e vissuto due decenni di incuria e degrado, senza riuscire a trovare una visione che lo riponesse in relazione nel tessuto urbano, mantenendone la memoria.

Il compendio si integra nel medesimo tessuto contiguo del Padiglione Paradiso, che ha origine dal seicentesco Convento delle Bartolelle, parzialmente demolito in seguito alle soppressioni napoleoniche e successivamente ricostruito come ampliamento del carcere femminile. Il Padiglione Paradiso, chiamato così per la sua posizione privilegiata, rappresentava un luogo di sosta prima dell’uscita dei detenuti dal carcere.

I tre storici complessi, luoghi per lungo tempo chiusi, mutano funzione pur mantenendo lo stesso significato urbano e simbolico, per essere restituiti alla città nella forma nuova della futura Cittadella Giudiziaria: non più spazi intesi come luogo della separazione, ma come infrastruttura civile aperta, efficiente e integrata nel tessuto urbano.

Nel Carcere Femminile sorgeranno la Procura della Repubblica e la Polizia Giudiziaria, grazie a un attento restauro che valorizzerà le corti interne e trasformerà la chiesa in una sala conferenze aperta anche alla città.

Il Padiglione Paradiso ospiterà il Tribunale Civile, l’UNEP e l’Ordine degli Avvocati, con nuovi spazi pubblici, coperture verdi e ambienti di lavoro luminosi e accoglienti, nati dalla riconversione delle antiche celle.

Infine, il Carcere Maschile diventerà la sede del Tribunale Penale, del Tribunale di Sorveglianza e del Giudice di Pace. Qui, il progetto firmato dall’architetto Botta prevede nuovi volumi, spazi musealizzati che raccontano la storia del luogo e soluzioni innovative per la sicurezza e la sostenibilità.

Il Piano Città interviene per trasformare la dimensione della giustizia in un polo integrato in cui si concentrano le principali funzioni, oggi frammentate sul territorio in un sistema unitario ed efficiente di logistica della giustizia. Luoghi che sono stati pensati per negare la relazione con l’esterno vengono progressivamente riconnessi allo spazio pubblico circostante, contribuendo alla ricucitura del tessuto urbano e alla creazione di nuove relazioni con la cittadinanza. La memoria del luogo rimane: la storia del carcere – con il suo significato, le sue stratificazioni, le sue architetture – continuerà a essere leggibile, diventando parte integrante della nuova identità del complesso.

Il patrimonio immobiliare pubblico assume così un ruolo strategico, leva per lo sviluppo urbano sostenibile, attraverso processi di rigenerazione - in questo caso basati su strategie di riuso e valorizzazione - capaci di attivare nuove opportunità economiche, sociali e culturali senza ulteriore consumo di suolo. Le operazioni previste dal Piano non si limitano a interventi puntuali come la riorganizzazione dei poli amministrativi, ma disegnano una strategia complessiva che coinvolge tutto il sistema urbano, compresa l’espansione residenziale. Perugia vanta infatti un polo universitario e culturale di rilievo nazionale e internazionale, fondato sulla presenza dell’università degli Studi Italiana e di quella per Stranieri, e un sistema culturale dinamico, arricchito da istituzioni, spazi e grandi eventi di richiamo.

È in questa veste che il patrimonio dello Stato ritrova la sua funzione più alta: essere infrastruttura civile, luogo di identità condivisa e strumento di coesione per la comunità.

 

 

 

 

ENG

Perugia, the hill-town capital of green Umbria, laid out in a radial pattern across its slopes, is characterized by an urban form strongly shaped by the morphology of the land. According to some scholars, the name Perugia derives from a possible ancient Umbrian hilltop settlement: in this reading, the etymology traces back to the Indo-European root per-roudja, meaning "reddish." The term refers to the ancient Umbrian practice of covering the wooden palisades of their fortifications with local clay, which was indeed red in colour. The city was refounded by the Etruscans in the 6th century BC as a fully-fledged city, probably under the name persia, later Latinised as Perusia following the gradual transition from the Hellenistic to the Augustan age under Rome: it is to this period that substantial stretches of the city walls and monumental gates belong, such as the Porta Marzia or the arch known as the Etruscan Arch, or Arch of Augustus. From Roman rule through its medieval and Renaissance development — and as a seat of papal power for over three centuries — Perugia preserves within its structure and urban fabric traces of the layering of different eras, which overlap and enter into dialogue with one another, tracing a balance between memory and contemporary life. The historic centre stands on an acropolis, organised along dominant ridgelines, and represents the identity-defining core of the city, marked by a compact urban fabric, its city walls, and significant monuments of historical and architectural value.

On 26 June 2026, the City Plan for Public Real Estate of Perugia was signed in the conference hall of the Archival and Bibliographic Superintendency of Umbria — the former 16th-century refectory of the Monastery of Santa Caterina — a place layered with functions and histories, much like the city's entire historic centre. The Plan is the instrument adopted by the Agenzia del Demanio (the State Property Agency) with the aim of enhancing and bringing to fruition the city's public assets and spaces, promoting the repurposing and redevelopment of the historic centre and its principal hubs, in agreement with the Municipality and involving the relevant administrations for each individual project. Within this context, the transformation of the former Perugia Prison complex takes on key significance. Located right at the foot of the acropolis, it sits at the centre of a collaboration between the Agenzia del Demanio, the Ministry of Justice, the Municipality of Perugia, the Superintendency for Archaeology, Fine Arts and Landscape of Umbria, and the Politecnico di Milano, which contributed to drafting the design brief and shaping the vision for the new judicial hub. A project of particular significance is the creation of a Justice Citadel, involving an investment of approximately €150 million, co-financed by the Ministry of Justice and the Agenzia del Demanio. This is the occasion for a broader regeneration involving the reorganisation of strategic squares and urban axes — including the redesign of Piazza Partigiani as a new urban gateway and connecting node, and work on the monumental head of the Rocca Paolina — within a single design aimed at bringing places, functions and people into relation with one another.

The former prison complex consists of three distinct compounds (the former Men's Prison, the former Women's Prison, and the Paradiso Pavilion), which over time were connected to make them function as a unified whole. The former Men's Prison — designed by Giuseppe Polani and now reconceived and revived for the present day by architect Mario Botta — was built shortly after Italian unification specifically for detention purposes, following the panopticon model proposed by the philosopher Jeremy Bentham and adopted in the early 1800s in the United States. Laid out on a six-wing plan, it was designed to facilitate the control and isolation of inmates in a punitive spirit, enclosed by a perimeter wall with no openings and equipped with a patrol walkway for surveillance. In its new role, the walls will be opened up to allow a dialogue with the city.

Alongside it, the former Women's Prison — whose restoration and start of works were inaugurated today — tells an even more layered story of extraordinary historical and identity value. Founded in 1562 as the Monastery of the Convertite (the "converted women"), it was meant to house women who had left prostitution and found themselves destitute. Later converted into a penitentiary during the final period of the Papal States, between 1846 and 1860, it retains in its architecture the traces of this evolution — inner courtyards, cloistered spaces, and rooms of considerable value. Since 2005 the building has been out of prison use and has endured two decades of neglect and decay, without ever finding a vision able to reconnect it to the urban fabric while preserving its memory. The compound forms part of the same contiguous fabric as the Paradiso Pavilion, which originated from the 17th-century Convent of the Bartolelle, partly demolished following the Napoleonic suppressions and later rebuilt as an extension of the women's prison. The Paradiso Pavilion, so named for its privileged position, served as a holding place for inmates before their release from prison.

The three historic complexes — places closed off for a long time — are changing function while retaining the same urban and symbolic meaning, to be returned to the city in the new form of the future Judicial Citadel: no longer spaces understood as places of separation, but as open, efficient civic infrastructure integrated into the urban fabric. The Women's Prison will house the Public Prosecutor's Office and the Judicial Police, thanks to a careful restoration that will enhance the inner courtyards and convert the church into a conference hall also open to the city. The Paradiso Pavilion will host the Civil Court, the UNEP (bailiffs' office) and the Bar Association, with new public spaces, green roofs, and bright, welcoming workspaces created from the conversion of the former cells. Finally, the Men's Prison will become the seat of the Criminal Court, the Surveillance Court (responsible for sentence enforcement), and the Justice of the Peace. Here, the project signed by architect Botta envisages new volumes, museum-style spaces recounting the history of the site, and innovative solutions for security and sustainability.

The City Plan acts to transform the dimension of justice into an integrated hub concentrating the principal functions — today scattered across the territory — into a single, efficient system of judicial logistics. Places conceived to deny any relationship with the outside world are being progressively reconnected to the surrounding public space, helping to stitch the urban fabric back together and to build new relationships with the citizenry. The memory of the place remains: the history of the prison — with its meaning, its layers, its architecture — will continue to be legible, becoming an integral part of the complex's new identity.

Public real estate thus takes on a strategic role, a lever for sustainable urban development, through regeneration processes — in this case based on strategies of reuse and enhancement — capable of unlocking new economic, social and cultural opportunities without any further consumption of land. The operations envisaged by the Plan are not limited to isolated interventions such as the reorganisation of administrative hubs, but outline an overall strategy involving the entire urban system, including residential expansion. Perugia indeed boasts a university and cultural hub of national and international standing, built on the presence of both the University of Perugia (Università degli Studi) and the University for Foreigners (Università per Stranieri), together with a dynamic cultural system enriched by institutions, venues, and major events that draw wide attention.

It is in this guise that state property rediscovers its highest function: to be civic infrastructure, a place of shared identity, and an instrument of cohesion for the community.